sabato 27 dicembre 2014

Non saremo indifferenti

Solo chiedo a Dio
che il dolore non mi sia indifferente
che la morte secca non mi trovi
vuota e sola, senza aver fatto lo sufficiente.


Solo chiedo a Dio
che l'ingiustizia non mi sia indifferente
che non mi schiaffeggino l'altra guancia
dopo che un artiglio graffiò il mio sorte

Solo chiedo a Dio
che la guerra non mi sia indifferente
è un mostro grande e calpesta forte
tutta la povera innocenza della gente

Solo chiedo a Dio
che l'inganno non mi sia indifferente
Se un traditore può più che tutti quanti,
che questi non lo dimentichino facilmente.
Solo chiedo a Dio
che il futuro non mi sia indifferente
Disperato colui che se ne deve andare
A vivere una cultura differente

Solo chiedo a Dio
che la guerra non mi sia indifferente
è un mostro grande e calpesta forte
tutta la povera innocenza della gente



Non chiudiamo a coloro che vivono la guerra, la violenza, il razzismo, l'aggressione e ingiustizia economica. 

NON SAREMO INDIFFERENTI! 

L'indifferenza è una paralisi dell'anima, una morte prematura, e noi vogliamo vivere per costruire una cultura 
di accoglienza, 
di tenerezza, 
di gentilezza.
 


Prima di conoscere la gentilezza come la cosa più profonda che hai dentro,
devi conoscere il dolore, l’altra cosa più profonda.
Devi svegliarti nel dolore,
devi parlargli finché la tua voce
non catturerà i fili di tutti i dolori
e vedrai di che misura è la veste.
Allora resta solo la gentilezza ad avere un senso,
solo la gentilezza che ti allaccia le scarpe
e ti manda fuori nel mondo a spedire lettere, a comprare il pane,
solo la gentilezza che, tra la folla del mondo,
alza la testa e dice:
“Sono io quella che cercavi”
e poi ti accompagna ovunque,
come un’ombra o un'amica.

venerdì 12 dicembre 2014

Contro la guerra: VIVA L'INGENUITA' !

La marea insanguinata s'innalza e dovunque
La cerimonia dell'innocenza è annegata.

William Butler Yeats

 


Nel suo discorso del 4 novembre, Giornata delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica ha richiamato l'impegno “ a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare” concludendo che 
da parte di ogni paese membro della NATO si debba essere seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita di importanza dello strumento militare”.

Noi siamo e vogliamo essere ingenue

Dunque “serio” è chi crede che la soluzione dei conflitti passi attraverso lo “strumento militare”, mentre “ingenuo” è chi crede ostinatamente che la guerra generi altra guerra, come dimostrano i recenti conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.

Che ipocrisia continuare con la retorica dell' “inutile strage” nelle celebrazioni della Prima Guerra mondiale, mentre si continua a potenziare lo strumento militare come unica via per la risoluzione dei conflitti!

Infatti vediamo che:

  • la NATO è in continua espansione nell'Europa dell'Est e rafforza la sua presenza militare fino ai confini con la Russia, riaccendendo così nuove guerre in Europa
  •   nel recente vertice NATO a Newport Obama ha chiesto agli alleati europei di investire di più in Difesa e portare le proprie spese militari almeno al 2% del PIL. L'Italia è al 1,2%
  •  il nostro Governo, per adeguarsi, si è impegnato a portare gli attuali 70 milioni a 100 milioni di euro al giorno per le spese militari, nonostante la gravissima crisi economica che dura da 6 anni, i tagli continui alle spese sociali e l'aumento di povertà e disoccupazione.

Oltre alla NATO militare ora i popoli europei dovranno affrontare anche “ la NATO dell'economia” così viene definito il TTIP- trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, un accordo commerciale di libero scambio che si sta negoziando segretamente fra USA e Commissione Europea . Il trattato ha l'obiettivo di sancire la supremazia degli interessi economici di multinazionali e grandi imprese su ogni tipo di Costituzioni e legislazioni europee e degli Stati, che anzi saranno chiamati a risarcirle per mancato profitto. Il trattato riguarda tutti gli aspetti delle nostre vite: i diritti del lavoro, i servizi, i beni comuni, la sicurezza alimentare, la salute, la biodiversità, l'ambiente, la democrazia.

VENERDI' 12 DICEMBRE, 

Giorno dello sciopero generale, le Donne in Nero di Ravenna sono in Piazza Andrea Costa dalle 17 alle 18, per ribadire:

  • NO al TTIP e alla guerra economica 
  • NO a una politica estera che ci tiene prigioniere/i del complesso militare industriale e NATO 
  • NO all'aumento delle spese militari e all'acquisto degli F35  NO alle missioni di guerra camuffate da missioni di pace 

Accade che la lotta delle donne venga riconosciuta. In Colombia la Ruta Pacifica de las Mujeres vince il Premio National DE PAZ 2014 

Le donne dicono che è ora di fermare le guerre. Il tempo è adesso!

sabato 29 novembre 2014

Che vergogna la guerra, che vergogna la violenza!

 


Strano come sono cieche le persone! Sono inorriditi dalle camere di tortura del Medioevo, ma i loro arsenali li riempiono di orgoglio

Bertha Von Suttner

 


Nel suo discorso del 4 novembre, a un secolo dalla conclusione della prima guerra mondiale, il Presidente della Repubblica ha richiamato la necessità di continuare “a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare” concludendo che “da parte di ogni paese membro della NATO si debba esser seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita d'importanza dello strumento militare.”

Ma noi siamo e vogliamo essere ingenue.

Abbiamo alle spalle una lunga storia. Già da fine '800 e perfino attraverso la prima guerra mondiale, donne di paesi tra loro in conflitto espressero ferme convinzioni femministe e antimilitariste rivendicandone la saggezza.

Donne che resistono

In uno scritto del 1909 Bertha von Suttner, premio Nobel per la pace nel 1905, chiariva la contraddizione tra i fautori degli armamenti, i fabbricanti di armi, i fornitori dell'esercito e il bisogno di pace sentito dai nove decimi della popolazione. Denunciava così l'enorme bugia – che tuttora ci ripetono i nostri governanti – che chi vuole la pace deve preparare la guerra.

Pochi anni dopo, nel 1915, quando la prima guerra mondiale era ormai in corso, si tenne all'Aia una conferenza internazionale di donne. Fu il risultato straordinario dell'impegno antimilitarista di gruppi di donne che provenivano da molti paesi, anche su fronti opposti della guerra. Nacque di lì nel 1919 la Lega Internazionale delle donne per la pace e la libertà (WILPF), che è tuttora attiva.

Di questi processi di costruzione di relazioni trasversali e ricerca di convivenza è però rimasta assai meno memoria che delle battaglie e dei massacri, e di quello che era chiamato eroismo. Soltanto da poco tempo sono state prese iniziative per “restituire l'onore ai disertori. La verità un secolo dopo”. In tante e tanti consideriamo che il tempo è maturo per compiere questo atto di giustizia storica.

E le guerre di oggi?

Come i disertori, le Donne in Nero di Belgrado venivano chiamate traditrici quando, durante le guerre balcaniche (mentre la NATO bombardava la loro città) manifestavano contro la guerra, dicendo “Non in nostro nome”, denunciando i crimini e chiedendo giustizia; come le Donne in Nero armene fanno in questi giorni.

E le donne della Ruta Pacifica, insieme a molte altre provenienti da tutte le regioni della Colombia, hanno unito le loro voci nel coordinamento Mujeres por la Paz. Ancora una volta riaffermano il loro impegno etico e politico per la costruzione della pace e un’uscita negoziata dal conflitto sociale e armato che dura da 50 anni.




domenica 23 novembre 2014

Mettere fine all’impunità dei “Caschi blu”


In 6 su 12 studi nazionali sullo sfruttamento sessuale delle bambine in situazioni di conflitto armato preparato per la presente relazione, l'arrivo delle forze di peacekeeping è stato associato ad un rapido aumento della prostituzione minorile

 Dal Rapporto delle Nazioni Unite "L'impatto dei conflitti armati sui bambini", Graca Machel, 1996

 Dal 1995 ci sono state ripetute denunce contro i caschi blu dell’ONU per aver violentato e sfruttato sessualmente donne e bambine in paesi dove si suppone che l’ONU sia presente per proteggere i civili.

I primi casi sono stati denunciati in Bosnia Erzegovina dal 1995 e nella Repubblica Democratica del Congo dal 1999. Nel 2012, c’erano notizie di sfruttamento sessuale in 10 missioni di pace dell’ONU. Pochissime di queste denunce hanno avuto un seguito di indagini appropriate; molte sono state coperte. Anche quando sono stati indagati singoli soldati, si è preferito mandarli a casa piuttosto che perseguirli.

In ottobre del 2000, l’ONU ha approvato la Risoluzione 1325 su Donne, Pace e Sicurezza. Uno degli obiettivi era proteggere le donne e le bambine durante e dopo le guerre, riconoscere i diritti delle donne e identificare i crimini specificatamente di genere durante e dopo le guerre, includendo la protezione delle donne e delle bambine dallo stupro e da altre forme di abuso sessuale, e mettere fine all’impunità per questi crimini.

La risoluzione 1325 si concentra su:

  • la partecipazione delle donne nei processi di pace e nella presa di decisioni sulla pace;
  • l’inclusione del genere nei processi di pace e la formazione per le “missioni di pace” nella prospettiva di genere;
  • la protezione delle donne nei conflitti armati e nelle situazioni di post-conflitto;
  • l’inclusione della prospettiva di genere nei rapporti dell’ONU e nei meccanismi usati nell’implementazione degli accordi di pace.

Certamente l’implementazione della R. 1325 è ben lontana dal raggiungere le aspettative delle organizzazioni delle donne che hanno lavorato tanto duramente per farla adottare dall’ONU. Il problema non è solo il fallimento degli stati membri dell’ONU nell’applicare la R. 1325, quanto il carattere militare della risoluzione stessa. Militarizza le richieste femministe di uguaglianza: da priorità al reclutamento delle donne nell’esercito e nel settore della sicurezza, pone il potere militare al di sopra della sicurezza umana e considera la guerra e i conflitti militari come una situazione inevitabile, naturale e duratura. Inoltre, poiché la R. 1325 è stata applicata principalmente in paesi del sud e in “stati di transizione” in post-conflitto, le donne in questi paesi possono viverla come coloniale ed egemonica.

Malgrado la R. 1325, malgrado la politica di “tolleranza zero” dell’ONU, i suoi gruppi di esperti, le sue altre risoluzioni, le “Direttive per peacekeepers” e i punti principali di genere per appoggiare le vittime, le donne e le bambine in zone di conflitto o post-conflitto ancora sono violentate, attaccate sessualmente, trafficate o sfruttate sessualmente in un modo o nell’altro da parte di chi in teoria è messo lì per proteggerle: i caschi blu dell’ONU.

Il problema principale per perseguire e punire i caschi blu sta nel fatto che tutto il personale dell’ONU, contrattisti e membri delle missioni di pace dell’ONU, godono di immunità di fronte alle accuse legali. Sebbene questa immunità possa essere – e sia stata - tolta, pochissimi peacekeepers, responsabili di sfruttamento sessuale, sono stati giudicati e accusati; in alcuni casi, ci sarà solo un’indagine disciplinare interna, e in alcuni casi non verrà presa nessuna misura.

Nel 2007 la NATO ha deciso che i suoi membri dovevano adottare Piani di Azione Nazionale per implementare la 1325, includendo che si desse formazione sulla condizione delle donne nelle guerre e nella situazione di post-conflitto, i diritti umani e la legislazione internazionale, la prevenzione della violenza sessuale e del traffico sessuale, la buona condotta.


Agisci

Manda una lettera al tuo Ministero della Difesa, e informalo che Donne in Nero stanno facendo campagna per mettere fine all’immunità per l’accusa di stupro e sfruttamento sessuale da parte dei caschi blu dell’ONU. Di seguito alcuni suggerimenti di possibili domande:

  • Cos’ha fatto il governo per implementare la R. 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU?
  • Che formazione ricevono le truppe sulla loro responsabilità nel proteggere e prevenire la violenza sessuale contro le donne e le bambine?
  • Cosa prevede il codice di condotta per il possibile sfruttamento sessuale da parte dei soldati in missioni di pace dell’ONU?
  • Quante truppe del paese attualmente stanno partecipando a missioni di pace dell’ONU e in quali paesi?
  • Dal 2000 quanti soldati sono stati denunciati in quanto sospettati di stupro o altre forme di violenza e sfruttamento sessuale?
  • Quante di queste denunce hanno dato luogo a un’indagine giudiziaria?
  • Quanti sono stati accusati? Qual è stato il risultato?
  • Se non c’è stata un’indagine giudiziaria, c’è stata qualche indagine disciplinare interna e quali furono le conclusioni?
  • Qual è la posizione del governo sull’immunità di cui godono i caschi blu, che finisce col dar luogo all’impunità per la maggioranza dei sospettati di sfruttamento sessuale di donne e bambine che dovrebbero proteggere?
Altri punti che si potrebbero aggiungere:

  • Il vostro governo, in accordo con la R. 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e altre risoluzioni dell’ONU, dovrebbe far sì che tutti i peacekeepers dell’ONU e il personale civile rispondano per qualsiasi forma di sfruttamento sessuale in situazioni di conflitto o post-conflitto.
  • L’immunità dell’ONU dovrebbe essere eliminata per il personale civile e militare internazionale coinvolto in qualsiasi tipo di violenza di genere, specialmente per il traffico di esseri umani e l’abuso sessuale di donne e bambin@.
  • Dove esiste una evidenza ragionevole di sfruttamento sessuale, le autorità non dovrebbero applicare nessuna clausola di immunità ma aprire immediatamente un’indagine giudiziaria, in vista di un processo giusto e trasparente;
  • Si dovrebbe fornire formazione ai peacekeepers sugli standard dell’ONU / regolamenti della NATO che proibiscono lo sfruttamento sessuale e l’abuso, includendo tutte le forme di violenza sessuale, e il loro dovere, in base alla UN SC 1325, di assicurare la protezione e il rispetto dei diritti umani di donne e bambine, stabilite nella UN SC 1325.
  • Assicurare la partecipazione delle donne a tutti i livelli dei processi di mantenimento della pace e nelle società in post-conflitto.

domenica 9 novembre 2014

Speranze tradite



E' 25 anni da quando il muro di Berlino è caduto, risvegliando le speranze di un dividendo di pace, la fine della corsa agli armamenti, la fine della minaccia di una guerra devastante. 

In breve tempo tutte queste speranze sono state schiacciate, e la NATO, un'alleanza suppostamente stabilita per la difesa reciproca dei territori degli Stati membri, ha adottato un nuovo "concetto strategico".

Nel corso degli anni successivi, c'è stato appena un giorno in cui la NATO non era impegnata in una guerra che non aveva niente a che fare con la difesa del territorio. Pretesti sono stati inventati per il consumo pubblico. I conflitti si sono verificati o sono stati prodotti. E ci hanno detto che la forza militare era l'unica opzione. Avevano una "responsabilità di proteggere" ed i risultati tristi di questa "protezione" non sembrano scoraggiarli di offrirla ancora una volta - nell'Afghanistan, nell'Iraq, nella Libia, e ora di nuovo nell'Iraq.

Ma nei vertici della NATO, non c'è bisogno di fingere. La missione della NATO è quello di difendere gli "interessi" degli stati nazionali - gli interessi, non il territorio. Quindi, gli interessi dei membri della NATO saranno difesi con la forza travolgente con un totale disprezzo per le genti dei paesi in cui si trovano questi "interessi".

Per l'Italia, questo non è solo una violazione morale, ma anche una violazione della Costituzione che "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli". Sicuramente attacchi armati contro i paesi in "difesa degli interessi" possono essere visti solo come l'aggressività predatoria.


E 'chiaro che la NATO sta diventando una sempre maggiore minaccia per la pace. La Nato non ci protegge dalle guerre. Le crea – costringendoci poi a parteciparvi. E' ora di ripensare la nostra adesione. Ecco la premessa del convegno "E' NATO per la guerra: come uscire dal patto Atlanico" che si e' svolto l'11 Ottobre a Roma.  Al convegno hanno annalizato i gravi rischi ai quali l'adesione alla NATO espone l'Italia per lanciare una campagna per l'uscita dell'Italia dal patto atlantico, anche a tappe e anche con l'impiego di strumenti legislativi. 




E' stato detto che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. E la guerra è infatti la progressione logica delle politiche economiche predatorie perseguite dai governi dei paesi della NATO. Queste politiche, i cui effetti vediamo ora nel nostro paese, hanno avuto un effetto catastrofico in molti paesi africani - e molti hanno cercato una via di fuga che è molto più pericoloso di quanto sono stati i tentativi di attraversare il muro di Berlino. 

Tra il 1961 e il 1989, fra 100 e 150 sono morti cercando di attraversare il Muro di Berlino - una frazione dei 25.000 che dal 1990 sono morti nel Mediterraneo cercando rifugio in Europa. 


Questa aggressione economica e le guerre che sono le sue conseguenze non sono nel nostro interesse. Ci rifiutiamo di essere complici e ci impegniamo a lavorare per un'economia inclusiva e cooperativa che risponde alle esigenze di tutte le persone.

giovedì 30 ottobre 2014

Margine protettivo o margine criminale?

 
Gaza è ormai fuori della portata dell'azione umanitaria. Abbiamo bisogno di un'azione politica per risolvere le cause del conflitto.

Chris Gunness portavoce di UNRWA

 


E’ finita da poco più di due mesi l'offensiva israeliana “Margine Protettivo” contro Gaza ma restano tragiche le conseguenze.

Il Tribunale Russell sulla Palestina, organismo internazionale indipendente composto da giuristi e difensori dei diritti umani, a fine settembre ha presentato al Parlamento Europeo le conclusioni sull'operazione e ha documentato che si è trattato della più feroce offensiva subita dalla Palestina dal 1967 ad oggi.

  • 2.136 morti, di cui 536 bambini
  • 11.000 feriti, di cui 3000 bambini
  • 1.800 orfani
  • 120.000 persone sfollate e senza abitazione
  • 35.000 edifici distrutti o parzialmente danneggiati
  • 23 ospedali colpiti e in parte distrutti
  • 7 scuole dell’ONU bombardate, con dentro migliaia di sfollati

E l’assedio continua - come prima.
Secondo le testimonianze raccolte sono state compiute azioni intenzionali per impedire l'accesso al cibo, all'acqua e alle cure mediche che possono essere riconosciute come crimini di guerra. Ricordiamo fra le innumerevoli distruzioni anche quella del Centro per l'Infanzia Um al Nasser, finanziato dall'Italia e inaugurata recentemente, di cui il governo italiano non chiede neppure a quello di Israele il risarcimento dei danni prodotti. I governi degli USA e degli stati europei, poiché non si fidano che non si ripetano azioni armate, sono riluttanti a contribuire a finanziare la ricostruzione.

Questi stessi governi non esercitano alcuna pressione su Israele perché cessi finalmente le sue politiche di oppressione del popolo palestinese. Sono solo iniziati alcuni gesti simbolici di riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo svedese e del parlamento britannico.

Ma questo non è sufficiente. Informazioni sulle modalità di erogazione degli aiuti per la ricostruzione a Gaza mostrano che Israele vuole utilizzare la gestione degli aiuti umanitari per aumentare il suo controllo sulla popolazione di Gaza. In base a tali accordi palestinesi, le cui case sono state distrutte, dovranno fornire informazioni quali numeri di carte di identità e le coordinate GPS delle loro case. Queste informazioni saranno inseriti in un database e Israele sarà in grado di porre il veto a chiunque ritenga di avere una connessione ad Hamas. Dalle target selezionate da Israele durante margine protettivo, pare che questo include i dipendenti pubblici, come i poliziotti e medici e le loro famiglie.

E 'difficile non pensare che il sistema di supervisione fornirà ad Israele le coordinate GPS di ogni casa a Gaza  ed i dettagli di ogni famiglia, consolidando il suo controllo la prossima volta che decide di attaccare. E Israele può tenere in ostaggio l'intero processo, staccando la spina da un momento all'altro. Agenzie delle Nazioni Unite, disperate ad aiutare le famiglie di Gaza, hanno deciso di prendere parte in questa nuova versione del blocco, nonostante la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi. 


Così vediamo che il fallimento dei governi dei paesi dell'Unione europea e gli Stati Uniti nel far rispettare il diritto internazionale ha portato ad una situazione perversa in cui gli aiuti umanitari vengono utilizzati per stringere il cappio intorno alla popolazione palestinese.

Ci sono molte misure legislative che possono essere adottate contro gli stati che violano il diritto internazionale ed è il dovere degli Stati firmatari delle Convenzioni di Ginevra di utilizzare almeno alcune di queste misure contro Israele per le sue violazioni ripetute nel corso della sua lunga occupazione dei territori palestinesi:

  • Vietare il commercio di armi e tecnologia militare
  • Sospendere la cooperazione scientifica
  • Limitare il commercio con Israele
  • Sospendere gli accordi commerciali
  • Vietare gli investimenti
  • Congelamento dei capitali

l'Italia invece continua a tenere in piedi l'accordo militare con Israele, che è il primo acquirente di armamenti italiani, utilizzati anche in questa ultima aggressione.

La situazione a Gaza è diventata così insostenibile che sempre più persone cercano di fuggirne, affrontando i rischi di cercare di passare attraverso l'Egitto e di mettersi per mare. Ormai il numero di palestinesi tra i profughi sui barconi che - nel migliore dei casi - arrivano sulle coste europee è sempre più alto. Questo è un fenomeno tragicamente nuovo poiché per decenni donne e uomini palestinesi hanno fatto ogni sforzo per resistere anche in condizioni durissime e non abbandonare la propria terra. Anche per chi vive in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e per i palestinesi cittadini di Israele le difficoltà continuano a crescere perché continuano le politiche di colonizzazione e sopraffazione da parte del governo e dell'esercito israeliano.

Insieme alle comunità palestinesi in Italia e a tutto il popolo della pace Chiediamo al Governo italiano anche in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e per mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

sabato 27 settembre 2014

La NATO è una Macchina di Guerra


Rilassati, le bombe sono qui per aiutarci. Sono della NATO.
La guerra oggi nutre se stessa.

Noi rifiutiamo che la risposta alle crisi globali e regionali sia sempre militare.


Vogliamo che le relazioni tra i popoli siano improntate a democrazia e cooperazione pacifica, per costruire un mondo più sicuro e giusto.

La NATO è una alleanza militare orientata alla guerra ovunque nel mondo. È stata fondata nel 1949 con la missione di “difesa da attacchi armati” della regione del Nord Atlantico, in particolare dall’Unione Sovietica. Ne facevano parte inizialmente 12 paesi, tra cui l’Italia. Oggi i paesi sono 28, anche se dal 1989 l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia, la sua alleanza militare, non esistono più.

La NATO mantiene una solida dominanza degli Stati Uniti sugli altri paesi membri; periodicamente ci sono riunioni di vertice, per ridefinire obiettivi e strategie: in particolare nel 1999 è cambiato il “concetto strategico”: la NATO è passata da una strategia di difesa ad una strategia di interventi allargata a tutto il mondo, ovunque si giudichino minacciati gli “interessi” dei paesi membri.

Nel 1999 la NATO ha promosso la guerra nei Balcani, chiamandola "guerra umanitaria". Da 13 anni sta portando avanti una guerra brutale in Afghanistan, dove non ha sconfitto il terrorismo né portato la democrazia e tanto meno migliorato la condizione delle donne….

Nel 2011 ha condotto la guerra in Libia, ancora una volta con morti e distruzioni.

E ora, come scrive Alex Zanotelli,

 “…siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia. Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newport nel Galles (4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est […].

Il nostro Presidente del Consiglio, M. Renzi ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi, pronti a battersi contro l’ISIS, offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari.

Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa. Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL. 

  Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!!

Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. ..... Siamo prigionieri del “complesso militare-industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. … Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che costeranno 15 miliardi di euro.”

Noi non vogliamo che la politica estera del nostro paese e dell’Europa sia determinata dagli interessi dell’industria bellica e della NATO.

Vogliamo una politica che sappia affrontare i conflitti con la diplomazia e le pratiche nonviolente.

mercoledì 17 settembre 2014

Passi di pace contro l'industria bellica e la politica estera che la asseconda

 


Mai tante guerre in tutto il mondo come oggi

Mai come oggi, appare vana la presunzione di arginare, controllare i conflitti violenti.

Mai come oggi prosperano la produzione e il commercio delle armi.

 


Il dilagare della guerra è acuito dalla crisi economica che scuote il mondo intero.


GAZA ... SIRIA ... IRAQ ... UCRAINA ... LIBIA ... AFGHANISTAN… SUD SUDAN… REPUBBLICA CENTRAFRICANA…

La guerra è ormai considerata l'unica modalità per la risoluzione dei conflitti.
Ovunque sta devastando territori e popolazioni alimentando odi e violenze.
Ovunque sono i civili a pagare il prezzo più alto.
L'unica decisione che i vari paesi europei riescono a prendere prontamente è quella di inviare armi ai combattenti accrescendo sempre più il potere dell’industria e del traffico delle armi, unici settori immuni da crisi
Il potere maschile che governa il mondo è incapace di trovare soluzioni alternative all'uso delle armi e di prevederne le conseguenze.
Il recente vertice NATO ha chiesto agli Alleati di aumentare le loro spese militari fino almeno al 2% del PIL.
Il Governo Renzi, per adeguarsi, si è impegnato a portare a 100 milioni di euro al giorno gli attuali 70 milioni di spese militari (1,2% del PIL), nonostante la crisi, e si è impegnato anche a partecipare alla coalizione dei volenterosi.


Diciamo basta!

Non vogliamo che la politica estera del nostro paese e dell'Europa sia determinata dagli interessi dell'industria bellica e dalle decisioni della NATO, al di fuori di ogni legittimità democratica.


  • Al Governo italiano, all’Europa, all’ONU diciamo
  • BASTA guerre e interventi militari mascherati da “missioni di pace”: che cosa hanno risolto gli interventi in Afghanistan, in Libia, in Iraq, in Somalia...?
  • NO a forniture di armi ai belligeranti: nessun conflitto si risolve annientando l’avversario
  • SÌ alla protezione dei civili con l’intervento di forze ONU
  • SÌ all’accoglienza ed assistenza dei fuggitivi.
  • SÌ alla creazione di corpi civili di pace per l’intervento non armato e nonviolento nei conflitti prima che esplodano le guerre.
  • SÌ a trattative favorite da mediatori esperti, di paesi non coinvolti nel Conflitto.


Con questi obiettivi, insieme a tutto il popolo della pace, partecipiamo alla grande 
 Manifestazione nazionale della Rete della Pace Il 21 settembre a Firenze

Ribadiamo il nostro impegno:


  • a dare voce a quante e quanti nelle aree di conflitto continuano a mettere in atto pratiche nonviolente per la soluzione dei conflitti; in particolare alle donne che, pur subendo ovunque pesantemente violenze fisiche e sessuali, continuano in condizioni difficilissime a prendersi cura della sopravvivenza propria e altrui tenendo aperte possibilità di vita;
  • ad attuare pratiche nonviolente di disobbedienza civile, convinte come siamo che solo così è possibile dare uno sbocco concreto alla responsabilità di ciascuna/o e, nel contempo, mettere qualche granellino di sabbia negli ingranaggi del potere; sosteniamo perciò la campagna BDS contro la politica dello stato di Israele e tutte le campagne contro accordi militari (con Israele, con la NATO), basi militari, partecipazione a cosiddette missioni di pace, acquisto e vendita di armamenti. 
La pace non è il prodotto di terrore o paura.
La pace non è il silenzio dei cimiteri.
La pace non è il risultato silenzioso di repressione violenta.
La pace è il generoso, tranquillo contributo di tutti per il bene di tutti.
La pace è dinamismo. La pace è la generosità.
E' il diritto ed è il dovere.


Oscar Romero



martedì 26 agosto 2014

Due partenze


Quando sarò ucciso, uno di questi giorni
l’assassino troverà nella mia tasca i biglietti di viaggio
uno verso la pace
uno per i campi di pioggia
uno verso la coscienza dell’umanità
(ti prego non sprecare i biglietti mio caro assassino ti prego di partire…)

 E' morto di cancro il 19 agosto il grande poeta e giornalista palestinese Samih Al Qasim, un avversario di razzismo e di oppressione. 



Io dico sempre il razzismo, il sionismo, l'imperialismo ci sconfiggeranno solo su una condizione: che ci fanno rinunciare alla nostra umanità. Non permetterò a nessuno di derubarmi della mia umanità…questa è la mia trincea. E 'lì che io combatto e nessuno potrà mai portarmi via da questa barricata.

 




Il 23 agosto Hajo Meyer, fisico ebreo, sopravvissuto di Auschwitz è morto nel sonno all'età di 90 anni, impegnato fino alla fine in difesa dei diritti umani dei palestinesi e per la tradizione etica ebraica. Hajo Meyer è stato uno dei primi sopravvissuti all'Olocausto a firmare la lettera che condanna i massacri israeliani a Gaza.

 





 La mia grande lezione da Auschwitz è: chi vuole disumanizzare l'altro deve prima essere disumanizzato. Gli oppressori non sono più veramente umani, qualunque sia l'uniforme che indossano. 

Grazie Samih e Hajo per la vostra umanità e la vostra dignità. Restiamo umani anche noi.

venerdì 15 agosto 2014

MAI PIÙ PER TUTTI!

 

Ebrei sopravvissuti e discendenti di sopravissuti al genocidio nazista condannano il massacro di Palestinesi a Gaza, e invitano al boicottaggio totale.

 




Come ebrei sopravvissuti al genocidio nazista e i nostri discendenti condanniamo inequivocabilmente il massacro di Palestinesi a Gaza e l'occupazione e colonizzazione della Palestina storica. Condanniamo anche gli Stati Uniti perchè provvede a Israele i fondi per portare avanti l'attacco, e gli Stati occidentali in modo generale per usare le sue strutture diplomatiche per proteggere Israele dall'essere condannato. Il genocidio inizia con il silenzio del mondo.

Siamo allarmati per la estrema e razzista disumanizzazione dei palestinesi nella società israeliana, che ha raggiunto l'apice. In Israele i politici e gli opinionisti del 'Times of Israel' e del 'Jerusalem Post' chiamano apertamente al genocidio del palestinesi e gli israeliani di destra adottano gli emblemi neo-nazisti.

Inoltre, siamo disgustati ed indignati per gli abusi della nostra storia a mano di Elie Wiesel nelle pagine che promuovono palesemente delle falsità per giustificare l'ingiustificabile: lo sforzo totale d'Israele per distruggere Gaza e l'assassinio di circa 2000 palestinesi, tra cui centinaia di bambini. Niente può giustificare il bombardamento dei rifugi ONU, di case private, di ospedali ed università. Niente può giustificare il privare le persone di elettricità ed acqua.

Dobbiamo alzare la nostra voce collettivamente ed usare il nostro potere collettivo per finire ogni forma di razzismo, compreso l'attuale genocidio del popolo palestinese. Chiediamo la fine immediata dell'assedio e del blocco contro Gaza. Chiamiamo al totale boicotto economico, culturale ed accademico di Israele. 

  
'Mai più' dev'essere MAI PIÙ PER TUTTI!

 

Sopravissuti
 
Hajo Meyer, sopravissuto di Auschwitz, Paesi Bassi.
Henri Wajnblum, sopravissuto e figlio di una vittima del genocidio nazista, Belgio.
Renate Bridenthal, bambina rifugiata da Hitler, nipote di vittima di Auschwitz, Stati Uniti.
Marianka Ehrlich Ross, superstite di pulizia etnica nazista a Vienna, Austria. Ora vive negli Stati Uniti.
Annette Herskovits, sopravvissuta in clandestinità in Francia e figlia di genitori che sono stati uccisi ad Auschwitz. Ora vive negli Stati Uniti.
Irena Klepfisz, bambina sopravvissuta dal ghetto di Varsavia, Polonia. Ora vive negli Stati Uniti. Karen Pomer, nipote di partigiano olandese e superstite di Bergen Belsen. Ora vive negli Stati Uniti.
Hedy Epstein, i suoi genitori e altri membri della famiglia sono stati deportati a Camp de Gurs e poi tutti morirono ad Auschwitz. Ora vive in Stati Uniti.
Lillian Rosengarten, sopravissuta dell'olocausto nazista. Ora vive negli Stati Uniti.
Suzanne Weiss, sopravvissuta in clandestinità in Francia e figlia di una madre uccisa ad Auschwitz. Ora vive in Canada.
H. Richard Leuchtag, sopravissuto, Stati Uniti.
Ervin Somogyi, sopravissuta e figlia di sopravissuti, Stati Uniti.
Ilse Hadda, sopravissuta sul on Kindertransport in Inghilterra . Ora vive negli Stati Uniti.
Jacques Glaser, sopravissuto, Francia.
Norbert Hirschhorn, rifugiati del genocidio nazista e nipote di tre nonni che sono morti nella Shoah, Londra.
Eva Naylor, sopravissuta, New Zealand.
Suzanne Ross, bambina rifugiata dall'occupazione nazista in Belgio, i due terzi della famiglia morirono nel ghetto di Lodz, ad Auschwitz, e in altri campi, Stati Uniti.
Bernard Swierszcz, sopravvissuto polacco, ha perso parenti nel campo di concentramento di Majdanek. Ora vive negli Stati Uniti.
Joseph Klinkov, bambino clandestino in Polonia, vive ancora in Polonia.
Nicole Milner, sopravissuta da Belgio Ora vive negli Stati Uniti.
Hedi Saraf, bambina sopravissuta e figlia di un sopravissuto di Dachau, Stati Uniti.
Barbara Roose, sopravissuta dalla Germania, sorellastra uccisa ad Auschwitz, Stati Uniti.
Sonia Herzbrun, sopravissuta dal genocidio nazista, Francia.
Ivan Huber, sopravissuto con i genitori, ma 3 nonni uccisi, Stati Uniti.
Altman Janina, sopravissuto del campo di concentramento di Janowski, Lvov. Vive in Israel.
Leibu Strul Zalman, sopravissuta da Vaslui Romania. Vive a Gerusalemme, Palestina.
Miriam Almeleh, sopravissuta, Stati Uniti.
George Bartenieff, bambina sopravissuta dalla Germania e figlio di sopravissuti, Stati Uniti.
Margarete Liebstaedter, sopravissuta, nascosta da cristiani in Olanda. Vive in Belgio.
Edith Bell, sopravissuta di Westerbork, Theresienstadt, Auschwitz e Kurzbach. figlia e nipote di sopravissuti del genocidio nazista, Stati Uniti.
Janine Euvrard, sopravissuta, Francia.
Harry Halbreich, sopravissuto, Germania.

sabato 9 agosto 2014

Appello umanitario per Gaza

Su richiesta URGENTE del Ministero della Sanità Palestinese, l'Ambasciata di Palestina ha convocato un incontro con associazioni e organizzazioni, palestinesi, arabe, ed italiane per l'attivazione di una campagna di soccorsi per i cittadini palestinesi nella Striscia di Gaza che vivono una situazione umanitaria e sanitaria gravissima.

I participanti all'incontro hanno concordato di istuire un comitato di soccorso per Gaza coordinato dall'Ambasciata di Palestina.

Il comitato appella alle Direzioni Sanitarie Ospedaliere, alle Regioni, ai Comuni, Sindacati, Forze Politiche, e a tutta la cittidananza di voler contribuire.

Numero di conto corrente

Missione Diplomatica Palestinese
Banca Unicredit
IBAN: IT 36 E 02008 05211 000021004086
BIC SWIFT: UNCRITM 1712

Oltre al sostegno economico, raccolta di


Invio di medici e infermieri professionali nei seguenti campi:

  • Neurochirurgia 
  • Anastesia 
  • Chirurgia plastica 
  • Chirurgia generale 
  • Chirurgia ortopedica 
  • Chirurgia maxillo-facciale 
  • Chirurgia vascolare 
  • Infermieri sala di rianimazione
  • Specialisti nella cura di ustioni

Missione Diplomatica Palestinese
Viale Guido Baccelli, 10
00153 Roma

Telefono:06 7008791/5041
Fax: 06 5747924 – 06 7005115
Email: roma@ambasciatapalestina.com
 

Le ragioni di Hagar Roublev, contro tutte le guerre

 
 La retorica delle guerre è costellata di martiri, eroi, di morti per la madre patria e di madri raffigurate nel terribile gesto di donare i propri figli alla patria.

A questa retorica serve il silenziamento delle parole e della memoria: è nel silenzio che la logica delle guerre si ancora alle coscienze civili. È dove scorrono le lacrime e il dolore che i complici degli eccidi si affannano a sostituire le proprie voci a quelle delle testimoni, affollando con pretesti la mistica guerriera dell’una e dell’altra parte.

C’è un altro silenzio, però, ed è quello che, dagli ultimi anni del millennio passato fino a oggi, si è espresso con molte ragioni e in modo ineludibile attraverso i corpi di migliaia di donne nelle piazze in tutto il mondo: dalla Palestina al Kosovo, dall’Iraq alle guerre invisibili in Colombia e ovunque il linguaggio della ragione lascia il passo al ricorso alle armi. Il silenzio presente ed eloquente delle Donne in Nero. È la pratica originata dal gesto simbolico di Hagar Roublev, israeliana, che nel 1988, il 9 gennaio, scese in piazza con altre sette donne, vestite di nero, per manifestare in silenzio il rifiuto delle logiche armate. Il silenzio come un’arma per far tacere le armi. Il silenzio e che ha dato parola a migliaia di donne contro tutte le guerre.

La scommessa di Hagar è stata una scommessa vinta, e con lei l’hanno vinta migliaia di donne che ancora oggi nel mondo si interpongono alle guerre, affermando che l’autorevolezza delle madri non è quella che offre i figli alla patria, ma quella che offre ragioni all’abbandono delle armi.

Fino alla sua morte, il 21 agosto del 2000, Hagar ha lottato per tutto questo e le femministe in tutto il mondo hanno raccolto la sua eredità, che, se può essere silenziata, non ha smesso di contaminare i gesti di donne e uomini che in essa si riconoscono.

Commemorarla oggi ha più che mai il senso di dare forza a chi pensa, e Napoli è città di pace, che nessuno può dichiararsi impotente di fronte alle guerre.

Il modo più significativo e insieme semplice è quello di esporre, in nome di tutte le cittadine di Napoli l’effige di Hagar, nel 14° anniversario della sua morte, con le sue parole


FUORI LA GUERRA DALLA STORIA.

martedì 22 luglio 2014

Ordini di Correre da Lena Khalaf Tuffaha

Ci chiamano ora.
Prima di far cadere le bombe.
Il telefono squilla
e qualcuno che conosce il mio nome
chiama e dice in perfetto arabo
"Sono David."
E nel mio stupore di boom sonici e sinfonie di vetri infranti
che si spaccano nella mia testa
Penso "Conosco un Davide a Gaza?


Ci chiamano ora per dire
"Corri".
Hai 58 secondi dalla fine di questo messaggio.
La tua casa è la prossima.
Lo considerano una sorta di cortesia
in tempo di guerra


Non importa che
non c'è nessun posto dove correre.
Non significa nulla che le frontiere sono chiuse
ed i tuoi documenti sono inutili
e ti condannano all'ergastolo
in questa prigione in riva al mare
ed i vicoli sono stretti
e ci sono più vite umane
imballate l'una contro l'altra
più di qualsiasi altro luogo sulla terra.
Corri!
Non stiamo cercando di ucciderti.



Non importa che
non puoi richiamare a dirci che
le persone che sosteniamo a cercare non sono in casa
che non c'è nessuno
tranne tu ei tuoi figli
che fanno il tifo per l'Argentina
condividendo l'ultima pagnotta per questa settimana
contando candele - ci potrebbe essere un'interruzione di corrente



Non importa che hai figli.
Vivi nel posto sbagliato
e ora è la tua opportunità di correre
a nessun posto.



Non importa che
che 58 secondi non sono sufficienti
per trovare il tuo album di nozze
o una coperta preferita di tuo figlio
o il modulo d'iscrizione all'università
quasi completa di tua figlia
o le tue scarpe
o per raccogliere tutti insieme.



Non importano i tuoi piani.
Non importa chi sei
Dimostra di essere umano.
Dimostra di poter stare in piedi
Corri.

domenica 20 luglio 2014

Genocidio

...atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:

  • uccisione di membri del gruppo;
  • lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
Da Articolo 2 della Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio

Il gruppo israeliano Boycott from Within ha inviato la seguente lettera al l'Ufficio delle Nazioni Unite del consigliere speciale per la prevenzione del genocidio. Incoraggiano altri a fare lo stesso a http://www.un.org/en/preventgenocide/adviser/contactform.asp?address=1.

I governi degli Stati Uniti e l'Unione europea dovrebbero essere accusati ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione che afferma che la complicità in genocidio è un atto punibile. Il ruolo degli Stati Uniti nel prevenire ogni azione significativa contro Israele per le sue ripetute violazioni del diritto internazionale e nel fornire aiuti militari quasi illimitati è ben noto. 


Molti dei membri della UE anche esportano armi a Israele e collaborano nella ricerca militare. L’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza l'azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana

Gentile Signora / Signore,
Siamo cittadini di Israele che si oppongono ai nostri governi politiche del colonialismo e genocidio contro il popolo palestinese. Scriviamo a voi dopo 13 giorni di massacri senza sosta, perpetrati da Israele nella Striscia di Gaza. Il bilancio delle vittime è in aumento, ora è pari a circa 360, mentre 2.700 sono feriti. L'UNICEF ha dichiarato che oltre un terzo delle vittime sono bambini. I massacri, come ben sapete, sono stati preceduti da un mese di violenze di massa da parte di Israele insieme a persecuzione politica in Cisgiordania, arrestando centinaia di uomini e ragazzi "affiliati a Hamas". Intanto, folle israeliane corrono per le strade delle nostre grandi città, gridando l'agghiacciante "morte agli arabi" (e anche "Morte a quelli della sinistra").
Non si può ignorare, soprattutto in questo "anno di solidarietà con il popolo palestinese", dichiarato dalle Nazioni Unite, il fatto che due precedenti massacri simili sono stati perpetrati da Israele nel breve tempo di soli sei anni; che Gaza è sotto assedio ermetico di Israele; che Israele è stato perpetrando pulizia etnica contro il popolo indigeno della Palestina dal 1948, fino ad oggi; che Israele ritiene di avere l'impunità per sterminare centinaia di palestinesi a Gaza, una volta ogni due anni.
Affermi che "Dove si vericano genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l'umanità, la Corte penale internazionale, che è separata e indipendente dalle Nazioni Unite, ha il potere di indagare e perseguire i maggiori responsabili se uno Stato non vuole o non può esercizio di giurisdizione su presunti colpevoli. "Israele è ben oltre il punto di prevenzione. Noi, i suoi cittadini privilegiati, accusiamo Israele di genocidio.
Chiediamo che il vostro ufficio fare tutto quanto in suo potere per fermare il genocidio israeliano nelle sue tracce. Si prega di prendere misure immediate per impedire il genocidio di Israele del popolo palestinese.
Seguiremo attentamente la Sua condotta su questo tema.